sabato, 29 novembre 2008

29 novembre 2008. Ecco il giorno per cui è stato deciso che io debba morire.

Aspetto.

Aspetto su questa poltrona il mio momento, una tazza di buon thè bollente in mano.

Aspetto.

Aspetto che finalmente si alzi il sipario per gli applausi, poi si spengano le luci e tutti a casa.

Aspetto.

Aspetto questo momento con contenuta trepidazione. Dicono che tutta la vita di un uomo sia concentrata nella manciata di secondi prima dell'Attimo. Che in quella manciata di secondi ci saranno gli istanti migliori di questa vita, tutto il senso dell'esistenza.

Aspetto.

Aspetto di spalancare finalmente gli occhi, come un bambino al quale si aprono le porte di un mondo di cioccolato.

Aspetto di avere risposte a tutti i miei perchè.

Aspetto di scoprire di averle avute sempre e meravigliosamente sotto il naso.

Aspetto.

Aspetto di vedere tutte le vostre facce che non conoscono, che non vedono, che non sanno.

Sono qui su questa poltrona con una tazza du buon thè tra le mani.

Il tempo, gli attimi. Non esistono gli attimi. Non esiste divisione. Non esiste confine o limite. Non esiste centellinizzazione di qualcosa che fluisce. Tutto ha un suo fluire.

Tra l'attimo in cui respiro, in cui ci sono, e quello in cui non ci sarò più.

E' lì il segreto. E' lì il mistero. E' lì che mi troverò e capirò.

Cosa succede in quello spazio di tempo? E' un chiudere e aprire gli occhi velocemente. Cos'è successo? Forse una vita intera. Forse l'infinito.

Nessuno può vedere. Nessuno può sapere.

Nulla si crea e nulla si distrugge.

Nello spazio di tempo tra quei due attimi io ci sarò. E vedrò.

E' nell'inifinitamente piccolo la risposta. L'infinito mistero dell'esistenza nell'infinitamente piccolo.

Aspetto.

Non piangete, voi che restate, non vi affannate.

Nulla si crea e nulla si distrugge.

Avrò anch'io il mio fluire.

E lo avrete anche voi.

*** Yann Tiersen - Goodbye Lenin***

postato da: FederiCaff alle ore 18:13 | Permalink | commenti (14)
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lunedì, 17 novembre 2008

Cara amica mia.

Sì, cara. Quanto poco peso si dà alle parole, che ne dici?

Quelle che riescono a spaccare il bozzolo e diventare suoni spesso non sono quelle splendide farfalle che abbiamo nel cuore.

Sguardi sfuggenti, occhi bassi. Gli occhi di chi sa che quando quelli di due persone si incontrano sono solo dei veli di tulle su forzieri aperti. Quelli di due persone come noi.

E ti vedo, quando non mi guardi. E ti ascolto, quando sei in silenzio. E invisibili lacrime stillano dalla tua anima. E mi urli disperatamente di starti accanto, come ora, in silenzio.

Anche se non mi vedi, anche se non mi senti, anche se non mi tocchi, io sono là, vicino a te.

Passa il tempo veloce e ruba un pò di noi, della nostra storia. Ruba quello che siamo stati, ruba la spensieratezza, ruba i sogni e le attese, ruba la vita.

Condannati ad un'esistenza effimera, a contenere l'infinito nell'angusto spazio di queste membra.

Nel mio specchio solo rabbia, nostalgia, solitudine. O nel tuo?

A volte mi capita anche di guardarti, ascoltarti e vedere me, ascoltare me.

A volte mi capita anche di guardarmi, ascoltarmi e vedere te, ascoltare te.

Se è vero che siamo di passaggio, che tutto quell'infinito ad un certo punto si dissolve, allora quello che resta sono solo attimi, immagini, briciole di emozioni.

Le uniche cose importanti. Le uniche cose per cui valga la pena vivere. Sono queste. Siamo io e te nell'istante in cui ti scrivo e nell'istante in cui mi leggi.

E le tue lacrime sono le mie.

E le mie lacrime sono le tue.

Vedi che non esistono confini?

Guarda bene in quello specchio. Cerca di asciugare le lacrime. Sono quelle che ti nascondono le cose importanti.

Guarda bene, piccola, grande amica mia. Guarda meglio.

Lì, sulla tua spalla vedrai la mia mano.

E la vedrai sempre.

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lunedì, 10 novembre 2008
farfallaGuardo il mio viso in questo specchio d’acqua immobile. Pochi petali rosa si fanno cullare dal soffio di un vento caldo e leggero, un vento morbido e profumato.

La notte stellata sopra di me disegna forme e costumi. Un dragone mi spia con i suoi occhi grandi e il corpo lieve e sinuoso. Lo conosco. E’ lo sguardo di chi ancora crede alla magia di questi luoghi. Di chi sa che se abbiamo creato tutto questo è perché abbiamo saputo ascoltare quello che il vento, l’acqua, il cielo, il fuoco avevano da raccontare.

Viso bianco, di porcellana è questo mio che l’acqua fa bere agli occhi bagnati. Un piccolo cuore è la mia bocca che soffoca le parole e i pensieri sul kimono di seta blu a ricami d’oro. E in lontananza le minute note di uno strumento a corde che accompagnano la voce della luna.

Non vedo lacci o catene che possano impedirmi i movimenti, eppure li sento che mi lacerano il corpo e lo spirito. Chi può dire di essere veramente e completamente libero? Libero da ogni confine imposto dall’esperienza terrena dei sensi? Libero dal proprio corpo e dai propri pensieri? Libero da ogni Dio e da ogni madre?

In fondo è questo che siamo. Corpi inchiodati a questa terra spesso arsa, a volte fiorita. Membra stanche e afflitte dalla quotidianità dei bisogni. Prigioni continuamente assediate, ma custodi di uno slancio verso l’ignoto e l’inifinito. Calici traboccanti di sogni e passioni. Bozzoli lacerati dalla forza dell’esistenza.

Il mistero della Vita.

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giovedì, 19 giugno 2008

E' una bugia il tuo respiro che mi cerca, la tua mano che mi brama, il tuo fiato che si spezza.

E' la tua pelle che diventa un mare in tempesta, è la tua pelle che ascolta e segue le mie mani.

Come posso affidare ai tuoi capricci i miei umori se il tuo cuore sta battendo per questa carne tesa?

Ti sto cercando e ti trovo su queste labbra umide.

Dimmi che la tua mano sta tremando perché sotto questa pelle sente tutta la mia paura.

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giovedì, 19 giugno 2008

Rinuncio a sporcare di veleno questi miei occhi di vetro.

Rinuncio a macchiare di odio questa mia bocca zuccherata.

Rinuncio a imbavagliare e a infilzare di spilli questo mio cuore pulsante.

Morbido cotone ho tra le mie mani e lo ripongo con cura attorno a me, mi avvolgo completamente.

No, lasciatemi qui, camminate piano.

Voglio tenere per sempre sotto vetro questo mio mondo, per dissetarmi ogni volta che ne avrò bisogno, per farlo scorgere a qualcuno da lontano.

Lasciatemi almeno questo.

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venerdì, 23 maggio 2008

E' proprio vero che certe canzoni sono impastate con polvere di stelle. Ti prendono per mano il cuore e te lo portano in alto, in alto e in alto. Fin dove riesci a guardarti da fuori.

E piangi. Piangi per i ricordi, che sbocciano prepotentemente. Piangi per le speranze, che si fanno largo a spintoni.

Io credo che una canzone nasca da un sogno spezzato, un sogno inconcluso. Un sogno senza cancello che in un momento si lascia sfuggire emozioni incontrollabili.

E si fanno armonia, parole, suoni.

Quando per la prima volta la ascolti ti trovi in un posto che non te l'aspetti. In un bar, per strada, in tv. E ti fermi. Si fermano le tue funzioni vitali, tutto deve essere atto a percepire ogni respiro, ogni sfumatura.

E' allora che si compie il miracolo.

E' allora che capisci quanto sia labile il confine tra te e tutto il resto.

E non hai paura di niente.

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mercoledì, 21 maggio 2008

Copri con stracci di seta questo tuo cuore affogato nel silenzio della solitudine.

Lascia la carne, e il sangue, e la fame, e il pianto.

Guarda. Guarda com'è sottile il confine tra te e un sussurro, tra te e il vento, tra te e me.

Ascolta. Non udire il dolore, egli cerca solo di coprire la mia voce.

Che io sia per te il battito d'ali che fa librare in volo la farfalla; il fiore, del quale l'ape non può fare a meno; la mano della madre che con la forza dell'amore di tutto il mondo carezza lievemente il bambino.

Non piangere.

E' da qui che riesco a vedere cose. E' da qui che riesco a vedere tutto il mondo. E' da qui che riesco a vedere te.

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venerdì, 16 maggio 2008

Un cuscino bagnato al mattino è un segreto, un errore, un sogno sgualcito.

Ricordi quelle sere di magia, quando la realtà confondeva le sue dita con la fantasia?

Quando una melodia e un dolce respiro profondo erano tutto ciò di cui avevo bisogno?

Quando il solo suo pensiero, accarezzandomi in viso, mi portava per mano in mondi di poesia, e di mistero, e di follia?

Ascolta quest'ultimo sguardo alla presenza che confonde l'anima, il corpo e la mente mia,

ascolta in silenzio il grido macchiato di nostalgia.

L'incantesimo è infranto, e rimango sola, immobile, con questa polvere di pianto.

La stringo tra le dita, ed è già sparita nel silenzio, come il ricordo di un sogno al mattino, lontano, effimero, eppure immenso.

Cosa resta di questa favola ormai strappata?

Forse la speranza, o l'illusione, di essere stata anche solo per un momento una piccola stellina dentro a quel suo cielo immenso.

postato da: FederiCaff alle ore 06:49 | Permalink | commenti (13)
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lunedì, 12 maggio 2008

Se è vero che siamo ciò che cerchiamo, amore mio, cosa sono io?

Chiudo le finestre di giorno per poter guardare meglio, lavo il tempo e lo asciugo sui miei bisogni.

Io sono le tue labbra che svelano verità manifeste,

Io sono la tua voce che crea mondi altri,

Io sono le tue mani che raccontano incanti.

postato da: FederiCaff alle ore 18:43 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 07 aprile 2008

farfalla      Apro gli occhi lentamente, una piccola luce disturba il mio tiepido sonno.

Com'è comodo qui, è una pace infinita.

La luce si fa più intensa, mi ammalia, ed è un richiamo irresistibile.

E' forse giunto il momento? E' davvero l'ora di spaccare questo bozzolo?

No, è troppo pericoloso. Meglio rimanere accoccolata nella pace di questo silenzio surreale.

      Ora è accecante, non riesco più a tenere gli occhi chiusi. E' così bella.

Chissà cosa c’è oltre la paura che mi costringe in questa dolce prigione.

Come so che è davvero il mio momento? Come so di essere pronta a spiegare queste ali sgualcite?

E se fossi troppo acerba? Se le mie zampette non reggessero il peso delle conseguenze?

Lo sai e basta, mi dico. E’ il tuo istinto. Seguilo, lasciati andare alle sue braccia, per una volta.

Sono indecisa, dilaniata dall’eterna lotta tra mente e corpo, tra ragione e passione.

      Azzarda, esci allo scoperto.

E se il vento troppo forte mi sospingesse lontano, su rive impietose?

E se invece perdessi lo spettacolo di un fiore che sboccia con la forza di tutti i suoi colori?

      Ora lo so, non posso davvero più aspettare.

Vale la pena spezzarsi un’ala per contemplare la perfezione delle increspature dell’acqua, per ascoltare il primo guaito di una creatura, per assaporare la dolcezza di una goccia di nettare.

Vale la pena spiccare il volo e ascoltarmi.

Vale la pena essere me stessa.

Vale la pena essere libera dal bozzolo che mi sono creata.

E poi, finalmente, con un battito d’ali cambierò il mondo.

postato da: FederiCaff alle ore 13:50 | Permalink | commenti (6)
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